lunedì 13 febbraio 2012

I MISTERI DELLA CENTRALE A BIOMASSE E CIO CHE PREVEDE LA LEGGE

Così come si è verificato per le centrali turbogas oggi la rincorsa riguarda la costruzione di centrali industriali a biomasse. Le potenze termiche complessive sono in genere superiori ai 50 MW termici e quindi l’iter procedurale che porterà approvazione del progetto di impianto è quello della disciplina della valutazione di impatto ambientale. Trattandosi di un progetto dell’elenco B (allegato III, parte seconda) indicato nel Dlgs 152/06 è prevista una fase di verifica (screening) della compatibilità ambientale, che si può trasferire ad una vera e propria VIA sulla base delle decisioni dell’autorità competente. In ogni caso, dopo le conclusioni tratte in sede di screening o di VIA, per l’esercizio di nuovi impianti è richiesto il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale i cui contenuti coincidono per la gran parte con quelli di una valutazione d’impatto.

Per potenze inferiori, fino a 20 MW, rimane comunque d’obbligo il rilascio dell'autorizzazione ambientale intregrata, che tiene conto dei diversi impatti sociali, sanitari e ambientali già richiamati nella disciplina di VIA.

Infine, senza limiti di potenzialità, è comunque previsto il rilascio dell'autorizzazione unica ai sensi del D.Lgs 29 dicembre 2003, n. 387, art.12, comma 3, disposizioni in materia di fonti rinnovabili: "La costruzione e l'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, gli interventi di modifica, potenziamento, rifacimento totale o parziale e riattivazione, come definiti dalla normativa vigente, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio degli impianti stessi, sono soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dalla Regione o altro soggetto istituzionale delegato dalla Regione, nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell'ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico. A tal fine la Conferenza dei servizi è convocata dalla Regione entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di autorizzazione."

In tutti questi casi è ineludibile il percorso che si apre nei rapporti con la cittadinanza, con coloro che in particolare si vedono modificata in primis la morfologia dei luoghi, causa le dimensioni di queste centrali. In effetti il procedimento di VIA garantisce a chi ne abbia interesse di conoscere in anticipo quali potrebbero essere le conseguenze che produrrà l’impianto sia nella fase di realizzazione che a regime e le soluzioni di mitigazione e abbattimento che sono state individuate per contenere, per quanto possibile tecnicamente, gli effetti sul territorio.

Infine l’allacciamento all’elettrodotto ENEL comporta necessariamente il passaggio di una linea nuova, diventa indispensabile conoscere modalita' e progetto di allacciamento alla rete elettrica, la valutazione dei livelli di radiazioni non ionizzanti prodotti dalle operazioni progettate e la descrizione delle azioni di mitigazione previste.

Pescara, Centrale a Biomasse Fater. Adele Caroli: i cittadini devono sapere

Pescara, Centrale a Biomasse Fater. Adele Caroli: i cittadini devono sapere

“Sul problema relativo alla centrale biomasse della Fater occorre chiarezza e trasparenza. Tanto quanto per qualsiasi altra questione. I cittadini devono sapere come stanno le cose. La politica, in linea generale, ma anche tecnici e addetti ai lavori devono parlare chiaro, sempre, e soprattutto in maniera semplice. Sulla salute delle persone non si può non essere espliciti”.

Lo ha detto il consigliere comunale Indipendente Adele Caroli che ha partecipato alla Commissione Ambiente che, all’ordine del giorno, aveva l’audizione di Regione Abruzzo, Fater e associazioni ambientaliste. “Senza entrare nel merito di quelle che saranno le decisioni che verranno prese in merito alla centrale a biomasse che l’azienda sta realizzando nello stabilimento di via Raiale, credo che ci sia l’obbligo di tutte le parti in causa, di rendere la discussione comprensibile a tutti i cittadini interessati e ai residenti della zona industriale di Pescara.
Di fronte ad argomenti tecnici e molto complessi, l’auspicio è quello di vedere trasparenza, anche verbale, proprio nell’interesse della collettività. I dati che ci dicono come siano in aumento in città gli episodi tumorali, derivanti da inquinamento dell’aria, devono indurci ad una seria riflessione, perché se dovesse esserci anche il minimo sospetto di grave rischio per la salute, i cittadini dovrebbero essere i primi a saperlo”.

FONTE: http://www.leggimi.eu/quotidiano/pescara/27773-pescara-centrale-a-biomasse-fater-adele-caroli-i-cittadini-devono-sapere.html

Centrale Fater, la questione approda in Consiglio regionale

Centrale Fater, la questione approda in Consiglio regionale

Da Spoltore: «ripercussioni anche per noi, serve iter autorizzativo»

fonte : http://www.primadanoi.it/news/524619/Centrale-Fater-la-questione-approda-in-Consiglio-regionale-.html

 
PESCARA. I consiglieri regionali Maurizio Acerbo (Rc), Marinella Sclocco (Pd) e Antonio Saia (Pci) presenteranno una interrogazione regionale nel corso del prossimo Consiglio regionale.
Troppi i dubbi su questo progetto, sostengono i consiglieri. E la «credibilità delle istituzioni» (Comune di Pescare e Regione) non passa l’esame. Nei giorni scorsi almeno un risultato lo si è ottenuto grazie al Wwf: l’associazione ambientalista ha chiesto all’azienda di ridurre le emissioni. 
Ma se Legambiente plaude a questa iniziativa sostiene che non sia ancora sufficiente.
«Dalla documentazione esaminata – spiega Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo – emerge, al contrario delle tante richieste avanzate in Abruzzo, che la centrale non ha finalità prettamente speculative, bensì è finalizzata all’autoconsumo con l’obiettivo di perseguire un migliore efficientamento energetico, una ulteriore riduzione delle emissioni e l’affrancamento dalle fonti fossili».
«Se da un lato leggiamo in positivo il bilancio ambientale – continua Angelo Di Matteo – dall’altro però non possiamo non evidenziare la criticità nell’approvvigionamento della biomassa ad olio vegetale importata da paesi africani e non proveniente quindi da una filiera corta o dal recupero degli olii vegetali esausti. L’azienda, in attesa di veder migliorato il contesto degli approvvigionamenti, deve impegnarsi a rispettare le indicazioni della Commissione Europea sui biocombustibili: come ciclo di vita è previsto un risparmio di gas ad effetto serra, rispetto ai combustibili fossili, del 35% al 2014, al 50% al 2017 e al 60% nel 2018».
La questione della centrale Fater ha però alimentato ulteriormente la discussione sulla difficile situazione della qualità dell’aria in Val Pescara che, come descritta anche nel dossier Mal’Aria presentato da Legambiente a gennaio, pone l’area metropolitana di Pescara-Spoltore a metà strada tra il livelli di inquinamento riscontarti a Milano e a Torino.
«Il problema sollevato sulle emissioni della centrale a biomasse della Fater è importante e non va sottovalutato – conclude Angelo Di Matteo – ma rischia di essere fuorviante rispetto al contesto, in quanto il Piano sulla Qualità dell’Aria approvato nel 2007 dalla Regione Abruzzo che vieta alle aziende in Val Pescara di aumentare le emissioni in atmosfera, attribuisce le cause dell’inquinamento per circa l’88% al traffico veicolare e per circa il 7% alle attività industriali».
A protestare in questi giorni anche il Pd di Spoltore secondo il quale gli effetti dell’ impianto avranno ripercussioni ambientali anche sul loro territorio «già martoriato dai fumi del cementificio».
«La questione dunque», fanno notare, «ha ripercussioni sovracomunali delle quali si dovrebbe tener conto espletando l’iter autorizzativo». Il partito Democratico si dice inoltre stupito per le «bizzarre affermazioni» rilasciate dai delegati della Asl: «L’aria di Pescara fa schifo non sarà la centrale biomasse Fater a peggiorarla» e dell’Arta: «L’aria è ampiamente fuori dai limite di legge, la centrale impatterà solo per pochissimo» all’ultima commissione ambiente di Pescara.
Il Pd sottolinea che tutto ciò è «sicuramente in antitesi con il decreto legislativo 155/2010 e con gli obiettivi fissati dal Piano Regionale per la tutela della qualità dell’aria del 2007 completamente disatteso sia a Pescara che a Spoltore con evidenti responsabilità, che prevedeva già entro il 2010 il rispetto degli obiettivi stabiliti dalle normative europee, evitando comunque il peggioramento nelle zone definite di mantenimento».

Centrale biomasse Fater. Acerbo: la confusione è totale  Pescara. Il consigliere comunale alza il tiro e porta la questione in Regione 

FONTE http://www.pagineabruzzo.it/notizie/news/Pescara/48386/Centrale_biomasse_fater_acerbo_la_confusione

08.02.12 21:40
By redvit

Centrale biomasse Fater. Acerbo: la confusione è totale Pescara. Centrale biomasse Fater. Interviene nel dibattito anche Maurizio Acerbo con una nota che pubblichiamo:Ieri non ero presente alla riunione della commissione consiliare perché impegnato su altri fronti, ma la lettura del resoconto conferma i giudizi che ho già espresso sulla vicenda della centrale Fater. Confusione e approssimazione da parte di chi dovrebbe tutelare la salute della cittadinanza non possono che causare preoccupazione tra i cittadini in un’area metropolitana e in un quartiere che già deve sopportare una pessima qualità dell’aria. Tra Comune e Regione siamo di fronte a un’autentica Caporetto della credibilità delle istituzioni. Due amministrazioni comunali, prima di centrosinistra e poi di centrodestra, hanno espresso un parere favorevole senza informare la cittadinanza, il consiglio comunale, la circoscrizione, la stessa consulta dell’ambiente (con la giunta Mascia è semplicemente scomparsa). Quanto alla Regione non si capisce come abbia potuto autorizzare un impianto sulla base del PIANO DI QUALITA' DELL'ARIA approvato nel 2007 e risulta poco convincente la giustificazione addotta.
Ricordo che il piano prevede per le zone di risanamento come Pescara:
"In particolare, le misure dovrebbero permettere, pur nell’incertezza della valutazione, di conseguire, entro il 2010 nelle zone definite di risanamento, il rispetto degli obiettivi di qualità  dell’aria, stabiliti dalle più recenti normative europee con riferimento ai seguenti inquinanti: ossidi di zolfo, ossidi di azoto, monossido di carbonio, particelle sospese con diametro inferiore ai 10 micron, benzene".
Tale obiettivo è fallito miseramente visto che a partire dagli enti locali nulla di concreto si è fatto. In compenso si è autorizzato un impianto nonostante la norma prevedesse:
"MD2 Divieto di incremento delle emissioni dei singoli inquinanti derivanti dalle attività  industriali e artigianali delle zone di risanamento nell’ambito delle procedure di autorizzazione ai sensi del Decreto legislativo 03/04/2006 n° 152 (SOx, NOx, CO2, PM10)".
Quindi l'impianto non si poteva autorizzare perchè emette di più rispetto al precedente. L’appiglio a cui fa riferimento la dirigente non mi sembra che dica il contrario:
"MD6 Divieto di insediamento di nuovi impianti di produzione di energia elettrica da fonti fossile non in cogenerazione, trigenerazione o a ciclo combinato con potenza superiore a 3Mw elettrici (SOx, NOx, CO2, PM10);" Infatti non dice che gli impianti a biomassa possono derogare all'obiettivo MD2.
Mi sembra che non si dovesse aspettare la norma del 2010 per dire no a quel progetto.
Trovo anche pazzesca la considerazione che non essendoci l’obbligo non si è informata la cittadinanza: Esce confermata la validità delle norme sulla pubblicità delle autorizzazioni ambientali che ho fatto inserire nell’ultima finanziaria regionale e tanto contrastate dalla Confindustria.
La cosa più incredibile è che ad autorizzazioni già rilasciate la Fater, sollecitata da WWF e consiglieri comunali, si dichiari pronta a ridurre emissioni. Si tratta però di una disponibilità della Fater mentre in un paese serio tale impegno dovrebbe tradursi in prescrizioni contenute in un’autorizzazione.  Sulla questione presenterò nelle prossime ore un’interrogazione al Presidente Chiodi insieme ai colleghi consiglieri Saia e Sclocco.
Maurizio Acerbo, consigliere regionale PRC
P.S.: Inviterei invece i colleghi di altri partiti a non aprire tra di loro polemiche strumentali. Nico Lerri dà la colpa dell’inquinamento in primo luogo al traffico e ha ragione. Però dimentica che lui è diventato celebre per un intervento con cui rivendicava il diritto di andare al mare in automobile e parcheggiare sul marciapiede della riviera. Cuzzi, capogruppo del PD alla circoscrizione Portanuova, prima di attaccare l’attuale giunta dovrebbe rammentare che la prima autorizzazione risale all’amministrazione PD che pur abituata alle adunate non ritenne di convocare nemmeno un’assemblea di quartiere per informare i cittadini.
Diciamo che tranne pochi e vilipesi ambientalisti la politica ha molto da farsi perdonare. Sarebbe ingiusto e assai limitativo attribuire a una centrale che ancora non funziona la pessima qualità dell’aria per questo ho chiesto la documentazione relativa al cementificio e al sansificio. Credo che ne vedremo delle belle.

lunedì 6 febbraio 2012

Scozia: fermate le biomasse NOI A PESCARA LO IMPEDIREMO !!!!

Scozia: fermate le biomasse

In una lettera aperta al governo scozzese, numerose associazioni tra cui Friends of the Earth ha invitato il governo scozzese ad accantonare il proprio progetto di centrale a biomasse. Secondo le associazioni, queste sono destinate a creare una  "domanda massiccia" di legname dal sud-est degli Stati Uniti. Le associazioni, tra cui Save America's Forests e il Center for Biological Diversity dell'Arizona, hanno sollevato dubbi sull'origine sostenibile del legname.

"Abbiamo analizzato i piani del progetto di centrali a biomassa Forth Energy, destinato a bruciato 5,3 milioni di tonnellate di biomasse all'anno - spiega la lettera delle associazioni - Quasi il 90 per cento di questa biomassa sarebbe di importazione, e il 75 per cento di essa proverrà dalla Florida. Questo vuol dire che circa 3,6 milioni di tonnellate di biomassa saranno esportate dalla Florida agli impianti di Forth Energy. Una domanda di legname così massiccia non può non avere serio un impatto sulle foreste del sud degli Stati Uniti, e sulle imprese che già utilizzano quel legname".

La lettera conclude: "Date le enormi quantità di legname che Forth impianti energetici brucerebbe - la maggior parte del quale sarà importato dalle nostre foreste -, l'inefficienza della generazione elettrica da biomassa, ne recenti conclusioni scientifiche che smentiscono la neutralità carbonica delle centrali a biomasse, l'impatto delle emissioni sulla salute umana, e l'inaffidabilità dei sistemi di certificazione forestale - chiediamo al governo scozzese di accantonare il progetto Forth Energy di centrali a biomasse". La lettera si aggiunge alle proteste dell'opposizione de delle comunità locali.



Read more: http://www.salvaleforeste.it/201202061653/friends-of-the-earthchiede-al-governo-scozzese-di-fermare-il-piano-biomasse.html#ixzz1ld0s9aKa


In una lettera aperta al governo scozzese, numerose associazioni tra cui Friends of the Earth ha invitato il governo scozzese ad accantonare il proprio progetto di centrale a biomasse. Secondo le associazioni, queste sono destinate a creare una  "domanda massiccia" di legname dal sud-est degli Stati Uniti. Le associazioni, tra cui Save America's Forests e il Center for Biological Diversity dell'Arizona, hanno sollevato dubbi sull'origine sostenibile del legname.

"Abbiamo analizzato i piani del progetto di centrali a biomassa Forth Energy, destinato a bruciato 5,3 milioni di tonnellate di biomasse all'anno - spiega la lettera delle associazioni - Quasi il 90 per cento di questa biomassa sarebbe di importazione, e il 75 per cento di essa proverrà dalla Florida. Questo vuol dire che circa 3,6 milioni di tonnellate di biomassa saranno esportate dalla Florida agli impianti di Forth Energy. Una domanda di legname così massiccia non può non avere serio un impatto sulle foreste del sud degli Stati Uniti, e sulle imprese che già utilizzano quel legname".

La lettera conclude: "Date le enormi quantità di legname che Forth impianti energetici brucerebbe - la maggior parte del quale sarà importato dalle nostre foreste -, l'inefficienza della generazione elettrica da biomassa, ne recenti conclusioni scientifiche che smentiscono la neutralità carbonica delle centrali a biomasse, l'impatto delle emissioni sulla salute umana, e l'inaffidabilità dei sistemi di certificazione forestale - chiediamo al governo scozzese di accantonare il progetto Forth Energy di centrali a biomasse". La lettera si aggiunge alle proteste dell'opposizione de delle comunità locali.



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Biomasse e deforestazione

Biomasse e deforestazione    



La combustione di biomassa (qualsiasi tipo di materiale vegetale)  per generare energia viene comunemente considerata neutrale dal punti di vista del carbonio. Questo significa che l'anidride carbonica liberata durante il processo è a sua volta assorbita da altre piante attraverso utilizzare nella fotosintesi, e quindi non contribuisce all'effetto serra. La biomassa è anche flessibile: da essa si può ricavare l'etanolo per alimentare le automobili, o può essere bruciata come il carbone per produrre calore o energia elettrica. Inoltre la biomassa è solitamente poco costosa e ampiamente disponibile e si presenta quindi come un'alternativa apparentemente perfetto ai combustibili fossili.

Alberi di nessun valore economico diventano la materia prima per impianti di produzione di biomassa o per centrali a carbone con co-generazione a biomassa. Ma gli ambientalisti avvertono che le cose non sono così verdi come le si dipinge: alcune compagnie del legname hanno iniziato a radere al suolo boschi, fino alle radici, e perfino le foreste pubbliche, per generare rifornire di materia prima gli impianti di energia a biomassa.

Abbattere le foreste  per la produzione di etanolo, anche se poi vengono piantati nuovi alberi (trasfornando la foresta in piantagione) è come mordere la mano che ti nutre. "Le foreste naturali, con i loro ecosistemi complessi, non possono essere ri-piantate come un raccolto di fagioli o di lattuga -  spiega il Natural Resources Defense Council (NRDC), un gruppo ambientalista statunitense - E le piantagioni di alberi non forniranno mai acqua potabile, non fermeranno le tempeste, non creano l'habitat della fauna selvatica, nè offono tutti i servizi delle foreste naturali".

Inoltre, la combustione della biomassa produce l'inquinamento dell'aria, in particolare l'anidride solforosa, ossidi di azoto, polveri sottili e altre di sostanze tossiche. Secondo il NRDC, questi inquinanti aumentano l'incidenza di asma, malattie cardiache, cancro ai polmoni e altri disturbi respiratori, causando morte prematura.

Ma forse più inquietante sui piani di abbattere foreste per materie prime della biomassa sta prendendo la neutralità del carbonio fuori dall'equazione, in considerazione del fatto che la perdita albero in sé e per sé è già responsabile di alcuni 20 per cento di inquinamento di carbonio totale mondiale. "Quando la biomassa proviene dalle foreste, il carbonio immagazzinato nel suolo viene rilasciato in atmosfera - riferisce NRDC - Questo si aggiunge al carbonio che viene emesso con la combusione. E non c'è alcuna garanzia gli alberi perduti potranno essere sostituiti. "

Il NRDC non esclude l'inpiego delle biomasse tra le energie alternative, ma "solo se la biomassa viene accuratamente scelta, coltivata in modo responsabile, ed efficacemente convertita in energia in grado di ridurre le emissioni di carbonio".

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Impianti a biomasse, C’è una truffa a cui porre fine

Impianti a biomasse, un esperto scrive a Monti: «C’è una truffa a cui porre fine»

5 febbraio 2012 22:39


Caro  Monti 
ho l’impressione che Lei sia la persona adatta per porre fine ad una vera e propria truffa che da diversi anni si sta attuando a danno di tutte le imprese e le famiglie italiane: la tassa del 7% sui consumi elettrici per sovvenzionare (teoricamente) le fonti di energia rinnovabile.
Sottopongo alla Sua attenzione e a quella del suo ministro all’ Ambiente, dr. Clini, l’opportunità di abolire subito tutti gli incentivi (Certificati Verdi) attualmente dati a chi produce elettricità bruciando direttamente “biomasse”. Questa scelta non è affatto “ecologica”, come in apparenza può sembrare e si vuol far credere.
Le analisi dei cicli di vita hanno ampiamente dimostrato che bruciare biomassa che occorre coltivare e trattare, aumenta le emissioni di gas serra (come Paese dovremmo ridurle del 20% entro il 2020) e le poche misure ad oggi disponibili fatte al camino di centrali a biomasse, confermano che le biomasse sono il peggior combustibile di cui possiamo disporre, sia dal punto di vista energetico che ambientale, con elevate concentrazioni di polveri fini ed ultrafini nei fumi inevitabilmente così prodotti, concentrazioni nettamente maggiori, a parità di energia, di quanti se ne producono utilizzando il metano.
Grazie al sicuro e facile guadagno garantito dai certificati verdi, in Italia stanno entrando in funzione centinaia di centrali elettriche alimentate con cippato di legna, paglia e oli vegetali, in molti casi oli provenienti dall’ Africa e addirittura dall’Indonesia. L’effetto di questa scelta, niente affatto obbligatoria, è un netto peggioramento della qualità dell’aria e della salute dei cittadini che hanno la sfortuna di vivere nelle vicinanze di questi impianti.
Dato che senza sovvenzioni pubbliche nessuno di questi impianti riesce a stare sul mercato, con l’abolizione della loro quota di certificati verdi si può, da una parte, alleggerire la bolletta della luce di famiglie e imprese, ad esempio portando la tassa per i Certificati Verdi dal 7 al 5%  e dall’altra dirottare la restante quota dei prelievi sottratte alla combustione delle biomasse (comprese quelle presenti nei rifiuti urbani) ad incentivare un intelligente uso energetico delle biomasse stesse, quale quello della trasformazione biologica in metano di biomasse di scarto quali residui agricoli, fanghi di depurazione di acque e scarti di cucina.
A nostro avviso, con questi denari, un suo apposito decreto dovrebbe sostenere finanziariamente la realizzazione di impianti di trattamento anaerobico di questi scarti (nessun incentivo all’utilizzo di prodotti agricoli primari come l’insilato di mais) ed in particolare d’ impianti di depurazione del biogas prodotto, in modo che il biometano così ottenuto, sia compatibile con la rete di distribuzione del gas.
Questa scelta, in Europa già operativa, risolve brillantemente il problema dei rifiuti urbani biodegradabili, ha un impatto ambientale basso e comunque uguale a quello attuale con l’uso domestico e industriale del metano, permette il recupero integrale (calore e elettricità) del potenziale energetico delle biomasse, permette a costo zero di realizzare forme di teleriscaldamento anche per abitazioni molto distanti dall’impianto, alleggerisce la bilancia commerciale per evitato acquisto di gas libico o siberiano, rende energeticamente indipendenti gli agricoltori, ci permette di risparmiare importanti quantità di gas serra ed evitare le multe che in caso contrario ci darà l’Europa.
Infine il minore inquinamento indotto, molto probabilmente, ridurrà il numero di ricoveri ospedalieri per i numerosi effetti sanitari prodotti dalle polveri sottili, un altro piccolo contributo a ridurre il deficit del nostro Paese.
Dott.Federico Valerio (Chimico ambientale)
Fonte: http://federico-valerio.blogspot.com/2011/12/caro-monti.html

NO ALLA CENTRALE A BIOMASSA A PESCARA


Salve sono Paolo Carinci ecologista di Pescara e dico :

NO ALLA CENTRALE A BIOMASSE DELLA FATER A PESCARA PORTERA' 7 TONNELLATE DI POLVERE DENTRO I POLMONI DEI PESCARESI AVRANNO L'EFFETTO DI MANDARENE TANTISSIMI AL CIMITERO RIBBELLIAMOCI SCRIVIAMO AL SINDACO E FATER CHE QUESTA CENTRALE NON LA VOGLIAMO NEMMENO SE RISPETTANO TUTTI I PARAMETRI PERCHE' DAL CAMINO ESCE L' EFFETTO DI UNA COMBUSTIONE MANDA LA TUA EMAIL DI PROTESTA
LA SITUAZIONE DELL'ARIA PESCARESE GIA RISULTA FORTEMENTE INQUINATA.

A Pescara, dal 1991 al 2001, le donne decedute a causa di un tumore sono state 1.474, le morti attese (quelle che si prevedeva avvenissero stando alla media regionale) dovevano essere 1.276. Il dato reale mostra un'incidenza del 15 per cento in più. Lo stesso vale per gli uomini, sempre nel decennio preso in considerazione: 2.116 sono quelli deceduti, 1.761 le morti attese. In questo caso l'aumento sulla media regionale è del 20 per cento circa.


L'aumento delle polveri sottili nell'aria del 10%, è direttamente collegato alla morte prematura per patologie respiratorie e cardiachedel 2% della popolazione interessata, in questo caso Pescara, Spoltore e San Giovanni Teatino. Lo certifica l'Organizzazione mondiale della sanità.Questo vuol dire che la responsabilità è degli enti, prima di tuttocomune e regione, che insistono nel concedere autorizzazioni e non sicurano della vita e della salute dei cittadini.Chiediamo di fermare il progetto che equivale alla messa su strada di oltre 1500 macchine ogni ora, per 24 ore al giorno, per 330 giorni all'anno.

Tornando alla questione delle emissioni il WWF segnala che:

a)la centrale a biomassa va a sostituire 14 caldaie a metano. La nuova centrale, presa singolarmente, provoca in maniera incontrovertibile un aumento nelle emissioni per diversi parametri, in particolare Polveri sottili – per circa 7,5 tonnellate/anno - e Carbonio Organico Totale - per circa 30 tonnellate/anno (anche se bisogna precisare che precedentemente non erano tabellate le emissioni delle caldaie a metano per questi due parametri)

b)se, invece, si prendono i considerazione i valori di emissione autorizzati per l'intero stabilimento (quindi considerando anche le linee produttive e non solo la centrale a biomassa) il parametro delle polveri sottili effettivamente diminuisce rispetto alla situazione antecedente. Bisogna però precisare che questo avviene esclusivamente per una scelta aziendale del tutto autonoma da parte del privato FATER che ha deciso di migliorare le performance emissive del resto dell'azienda, al di fuori dell'iter autorizzativo della Centrale a Biomassa che è stato valutato da Regione e vari enti pubblici. Pertanto questo miglioramento non deriva, ad esempio, da una prescrizione puntuale sul progetto di centrale da parte di chi deve tutelare in primis la qualità della vita dei cittadini (per dirla in parole povere: verificato l'aumento delle polveri della centrale, gli enti avrebbero dovuto pretendere il miglioramento in altre aree dell'impianto).

Su questo aspetto bisogna ancora chiarire un aspetto molto importante relativo alla qualità delle polveri emesse. Infatti se da un lato c'è un aumento delle polveri sottili da combustione dall'altro si diminuiscono le polveri emesse nel ciclo produttivo, le quali sono costituite quasi esclusivamente dalle cosiddette polveri di cellulosa. Nella commissione di oggi abbiamo registrato profonde divergenze di opinione sul punto tra il rappresentante del Mario Negri sud e i tecnici dell'azienda. Il WWF si è riservato di approfondire questa tematica perchè la qualità e la granulometria delle polveri hanno grande rilevanza per stabilire i potenziali effetti sulla salute.

Invece un altro punto è ormai del tutto fuori discussione: le emissioni per il parametro del Carbonio Organico Totale (COT) non solo aumentano per la Centrale a biomassa ma aumentano anche tenendo conto dell'intera azienda perchè non si registrano miglioramenti su questo aspetto sulle linee produttive. L'aumento delle emissioni per questo parametro appare di circa il 30% rispetto alla situazione precedente. Durante la commissione la Fater ha riconosciuto l'esistenza di questa criticità sollevata dal WWF e ha preso un'importante impegno nei confronti della collettività sulla riduzione delle emissioni per questo parametro. Non è questione da poco. Ricordiamo, infatti, che il COT è un indicatore generico delle emissioni di composti organici, tra i quali vi sono potenzialmente anche sostanze estremamente dannose come gli Idrocarburi Policiclici Aromatici e i composti organici volatili.La centrale a biomasse di quelle dimensioni, alimentata da oli vegetali ottenuti per via meccanica e chimica da semi di colture oleaginose (importati per un numero considerevole di anni nella totalità da "luoghi lontani" e probabilmente nel futuro per la stragrande maggioranza) senza nessun vantaggio per la comunita agricola e cittadina non ha alcun senso. La stessa centrale - secondo il mio personale pensiero - annullerebbe per giunta gli sforzi dell' UE che tramite il PSR della Regione finanzia impianti per la produzione di energia rinnovabile per le esigenze di ciascuna azienda agricola che voglia ridurre i costi legati al consumo di energia; le aziende di qualunque comparto (agricolo, manifatturiero, meccanico insieme alle famiglie) non trarrebbero alcun beneficio, ma evidenzio esclusivamente un fine personalistico nella realizzazione di um impianto cosi impattante. Da quando si è iniziato a parlare di questo progetto non ho mai ne sentito parlare ne assistito in questi anni ad una riunione per strutturare un intero comparto che possa in minima (minima) parte eventualmente produrre materia prima (i dubbi sono chiari quando si parla di ricaduta positiva nei confronti degli agricoltori e le aziende agricole, senza considerare altri fattori tecnici pur importanti). Ho assistito esclusivamente ad un dibattito positivo tra i nostri concittadini, a sminuire da altre parti il lavoro di persone impegnate in battaglie sociali che conoscono il nostro territorio e ad un progetto che produrrebbe solo pochissimi posti di lavoro (nell ordine della decina ?) e che parte dalla fine.

Le centrali a biomasse ricavano energia e calore dalla combustione della biomassa, e non è corretto affermare che non contribuiscono all’effetto serra, ovvero al riscaldamento globale del clima dovuto all’immissione nell’atmosfera di gas serra, quali ad esempio la CO2
Infatti gli oli che vengono bruciati nelle caldaie, non cadono dal cielo ma bisogna produrli, e dietro questa produzione c’è un consumo di CO2 che viene immessa nell’atmosfera.
Basti considerare la CO2 generata dal percorso di questi oli che provengono da paesi di altri continenti, dove sta avvenendo una deforestazione selvaggia a favore delle coltivazioni che generano tali oli, che saranno successivamente trasportati su di una nave, percorreranno tratte oceaniche giungendo al porto dal quale poi saranno trasportati alla centrale dove verranno bruciati.
Quindi non siamo più in pareggio, ma c’è una sovrapproduzione di CO2 ,che viene immessa in atmosfera, causata da tutti questi passaggi.
Nel bilancio energetico (cioè la differenza tra energia consumata per produrre un litro di olio vegetale e quella che si è in grado di produrre attraverso la sua combustione) bisogna considerare il quantitativo di petrolio utilizzato per produrre fertilizzanti e antiparassitari; il gasolio consumato dai mezzi agricoli impegnati per lavorare il terreno e per distribuire gli antiparassitari; il consumo di gasolio per alimentare le macchine impiegate per la raccolta di semi da cui viene estratto l’olio ed il consumo di energia elettrica per l’estrazione dell’olio.
Ergo, l’energia prodotta da una centrale a biomasse è inferiore a quella consumata per ottenere l’olio.
Non a caso le centrali a biomasse rientrano all’interno della categoria di impianti che generano energia incentivati dallo Stato con i “certificati verdi” (soldi prelevati dalla nostre tasse e che vanno a rendere estremamente conveniente la creazione di questi impianti).Senza questa forma di incentivazione le centrali a biomasse non sarebbero realizzate poiché economicamente non convenienti.
Bisogna anche spiegare alla cittadinanza che in un mercato di libera concorrenza,nella nostra città non ci potrà essere solo una centrale, ma chiunque vorrà realizzare una centrale a biomasse, lo potrà fare
tranquillamente, sempre nel rispetto della legge, e nessuno potrà impedire ad un altro imprenditore di costruirsi la propria centrale.
Ci dovremmo preoccupare ,inoltre, delle possibili ripercussioni derivanti dalla inesistenza di un regolamento comunale, nonché della salute degli abitanti di tutte la abitazioni che si trovano a ridosso della zona industriale e non solo che dovranno “convivere” con le centrali a biomasse.
I sostenitori delle centrali a biomasse, affermano che le immissioni restano al di sotto della soglia prevista per legge. Permettetemi di dire che è un errore considerare l’immissione di una molecola, come un qualcosa che nell’ambiente scompare come per effetto di una bacchetta magica (legge di Lavoisier), ma come un qualcosa che ci rimane, magari combinandosi con altri inquinanti presenti nell’atmosfera, originando delle molecole ancora più pericolose, che si depositano sugli ortaggi (di cui ci nutriamo), entrando nel nostro organismo quindi non solo per via aerea ma anche per via alimentare.
Nel nostro organismo queste molecole non vengono eliminate, bensì si accumulano a quelle che sono state ingerite o inalate il giorno precedente.
Per cui è facile capire come moltiplicando gli anni di funzionamento di una centrale, per il totale dei metri cubi annui di fumi si possa nuocere alla salute. Questo ovviamente riguarda una sola centrale!!! Considerando che ci possono essere più di una centrale a biomasse (mercato della libera concorrenza) aggiungiamo quindi anche i volumi di metri cubi totali di inquinanti emessi anche da queste. E a questo proposito vi invito a leggere quanto segue sul link di validi esperti in materia: http://www.nureaveto.com/file/Biomasse,%20inquinamento%20ambientale%20ed%20effetti%20sulla%20salute.pdf
Secondo il prof. Gianni Tamino, biologo e docente presso il dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Padova dal 1974 e membro del CSA,” nella combustione degli oli vegetali vengono rilasciate polveri sottili, formaldeide e acroleina, responsabile del caratteristico odore di frittura”
“l’Agenzia Internazionale Per la Ricerca sul Cancro (IARC) sin dal 2004 ha inserito la formaldeide nell’elenco delle sostanze considerate con certezza cancerogene per la specie umana”
L’acroleina è una sostanza tossica per il fegato e irritante per la mucosa gastrica.
Secondo il prof. Stefano Montanari, dal 2004 direttore scientifico del laboratorio di nanodiagnostics di Modena in cui si svolgono ricerche e si offrono consulenze di altissimo livello sulle nanopatologie, “ogni volta chi si brucia qualcosa di organico in presenza di cloro, un elemento pressochè ubiquo, si produce la più insidiosa delle DIOSSINE, quella con quattro atomi di cloro nella molecola”. “si producono quantità rilevanti di micro e nanoparticelle che originano dal contenuto , appunto, inorganico della pianta stessa; un contenuto tutt’altro che irrilevante e fortissimamente dipendente dal terreno in cui la pianta è cresciuta”.

Ancora , secondo il prof. Gianni Tamino la diossina “ è una sostanza che ha una emivita(durata) di vent’anni, si accumula negli organismi ed entra nella catena alimentare, arrivando al latte materno. Se calcoliamo la produzione di diossina per tutto l’arco di vita della centrale otterremo “n” grammi. Ma un grammo…è la dose massima ammessa per 4,5milioni di abitanti”.Una centrale a biomasse (detta anche cogeneratore) come quella progettata dalla Fater e autorizzata dalla Regione su via Raiale, emette ogni ora polveri dannose alla salute tanto quanto 1.504 automobili in movimento. È come moltiplicare ogni giorno il traffico presente su via Tiburtina per 5,6 volte, quello di corso Vittorio Emanuele per 5,2 volte, e quello dell'asse attrezzato, all'altezza dell'uscita di via Aterno, di quasi 6 volte. Infatti, secondo i dati inseriti nel piano generale del traffico del Comune di Pescara già qualche anno fa, la media di auto che circolano ogni giorno su via Tiburtina è di 6.469, quella di corso Vittorio di 6.891 e quella dell'asse attrezzato (via Aterno) di 6.226. Il confronto con l'impianto a biomasse Fater da 8,9 megawattore, con una potenza termica pari a 18,6 megawatt, è utile per capire la quantità di polveri immesse nell'aria, in una città che Legambiente, solo pochi giorni fa, ha messo nella lista nera di quelle che superano i limiti di legge di polveri sottili. Una condizione, quella dell'aria di Pescara e della vicina Spoltore, definita «gravissima» anche dal Wwf. Per questo motivo dico No Alla Centrale a Bio Masse della Fater ho costituito un comitato su Fb
NO ALLA CENTRALE A BIOMASSE DELLA FATER A PESCARA

https://www.facebook.com/groups/144404485610145/

stiamo raccogliendo firme da presentare agli organi preposti alla tutela della salute in quanto io e altre persone del comitato riteniamo che ci siano solo vantaggi di tipo economico dell'azienda e dei danni di natura ambientale sia nel territorio dove venga estratto l'olio sia dove sara' bruciato perche' dalla ciminiera della centrale uscira' l'effetto di una combustione per questo motivo chiedo all'azienda di riconvertire il progetto nell' istallazione di impiantistica solare per dare autonomia energetica senza nessun peggioramento della qualita' dell'aria.

DOTT. PAOLO CARINCI

 Pescara  05/02/2011  

 FIRMA    LA  NOSTRA   PETIZIONE   

 firma la petizione online
http://www.thepetitionsite.com/2/no-alla-centrale-a-biomasse-della-fater-a-pescara/
 



Stefano Montanari Le Centrali a Biomasse

http://www.youtube.com/watch?v=-nqvGSInHl8&feature=player_embedded

Biomasse e deforestazione

http://www.salvaleforeste.it/201201311646/biomasse-e-deforestazione.html#.TyqulhsSiZs.facebook

Il mercato delle biomasse alimenta l'assalto alla terra

Read more: http://www.salvaleforeste.it/201109291562/il-mercato-delle-biomasse-alimenta-lassalto-alla-terra.html#.TyxYkBD825s.facebook#ixzz1lVqFbDaa

DOPO   AVER    FIRMATO    LA   PETIZIONE    MANDA    LA TUA   LETTERA   DI  PROTESTA   QUI    AGGIUNGENDO    CONSIDERAZIONI     PERSONALI